Visita a Carmignano, la Rocca Medioevale e la Pieve di S. Michele


20
SET
2009
Visita a Carmignano, la Rocca Medioevale e la Pieve di S. Michele
Incontri d'Arte 2009 Visite guidate gratuite
Carmignano

Il nome “Carmignano” è menzionato per la prima volta in un documento del 998, in cui è confermato al vescovo di Pistoia il possesso del castello da parte dell’imperatore Ottone III di Sassonia. Nel Medioevo, le vicende di questo territorio sono caratterizzate dalla continua e alterna contesa tra Pistoia e Firenze, che ambivano al possesso di quella postazione strategica di frontiera fra le due importanti città. Nel 1154 anche Prato, appoggiata da Firenze, cercò invano di impossessarsi del castello, che tuttavia rimase nelle mani dei pistoiesi. Dopo alterne vicende, dal 1343, Carmignano entrò a far parte, definitivamente, del contado fiorentino. Della torre e delle fortificazioni
medioevali, che tante volte furono distrutte e ricostruite, rimane poco. Dall’alto della collina, dove il “campano”, di costruzione recente e simbolo del paese, domina l’abitato, la vista è impareggiabile e lo sguardo abbraccia il Montalbano, fino a spaziare sulla piana di Firenze e quella di Pistoia.
Una volta scesi dalla rocca, si giunge alla Pieve di San Michele, la cui costruzione risale alla metà del XIV secolo come chiesa del convento di San Francesco, fondato da Bernardo da Quintavalle nei primi decenni del Duecento.
Dopo la soppressione del convento nel 1782, nell’ambito delle riforme leopoldine, nella chiesa di San Francesco fu trasferita la pievania di San Michele. La chiesa, a navata unica, con tre cappelle absidali e copertura a capriate,
conserva alcuni affreschi risalenti ai primi decenni del Quattrocento, rinvenuti al di sotto degli altari, che furono collocati in seguito a una radicale trasformazione, realizzata nel corso del Seicento. In quest’epoca, infatti, le
pareti furono tinteggiate di bianco, furono posti alle pareti grandi altari barocchi con l’inserimento di pale di stile controriformato, in linea con gli scopi didascalici e il tono severo della Controriforma cattolica. Tra questi, una
tela raffigurante Le anime del Purgatorio portate in cielo, attribuita a Giovan Pietro Naldini. Interessante è anche la pala di Cosimo Lotti del 1601 con la Madonna del Rosario e Santi al terzo altare a sinistra, dove una gigantesca
corona, con i misteri del rosario, sovrasta le figure sacre, che si accalcano all’interno della tela. Il capolavoro indiscusso, conservato nella pieve, è la VISITAZIONE del Pontormo, databile al terzo decennio del Cinquecento, in
cui la scena dell’incontro fra Maria e la cugina Elisabetta, entrambe in attesa rispettivamente di Gesù e di Giovanni, che poi sarà il Battista, è interpretata in maniera del tutto originale rispetto alla consueta iconografia. Collocate
in una strada dall’atmosfera irreale, le grandiose figure, che occupano quasi tutto lo spazio del primo piano, conferiscono al quadro un senso di mistero e, allo stesso tempo, di inquietudine, che rispecchia, senza dubbio, lo spirito del tempo, caratterizzato da eventi politici e culturali, che sconvolsero le certezze del secolo precedente. I colori cangianti, la luce irreale, i panneggi, che si gonfiano e si muovono sono emblematici di quel linguaggio
del primo manierismo fiorentino, che vide in Michelangelo il suo punto di riferimento spirituale e formale.